L'amarezza del giornalista nell'ultima data del suo tour teatrale a Favignana: «Voglio mandarmi al Cairo, forse sperano che faccia la fine di Regeni»
«Non capisco cosa ho fatto di male per essere rimosso, sono vittima di un diktat, domani potrebbe toccare a un altro». Lo ribadisce ancora Sigfrido Ranucci, a Libero, ma anche al Fatto Quotidiano e su altre testate, mentre ieri saliva sul palco del suo tour teatrale “Diario di un trapezista” per una data all’isola di Favignana, in Sicilia. «Oggi ho saputo che non sarò più il conduttore di Report, ma condurrò una battaglia più importante, quella per la libertà di stampa, per ribellarci a una governance mostruosa del Paese, che colpisce in maniera vigliacca il diritto di essere informati», ha esordito quando ieri sera ha salutato il pubblico tra gli applausi.
«Se Lavitola verrà rinviato a giudizio sarò parte civile»
Incalzato dalle domande dei cronisti a Favignana il conduttore sembra tuttavia sorvolare sulla causa scatenante che ha spinto i vertici di Viale Mazzini al provvedimento. Davanti al perché non abbia preso duramente e in modo definitivo le distanze dall’amico che gli sta compromettendo la carriera, la sua risposta si concentra unicamente sugli aspetti legali. «Se Valter verrà rinviato a giudizio, mi costituirò parte civile. Non l’ho denunciato perché il suo non è un reato a querela di parte», commenta a Libero.










