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Marco Calabresi

Il campione spagnolo alla vigilia dello Us Open che non vedrà tra i protagonisti l'azzurro per l'infortunio al ginocchio: «È una situazione un po' strana, alla fine non ci vedremo per sei o sette mesi ma gli auguro il meglio»

Da zero a cinque set. Se l'estate è stata scandita dalle immagini di Carlos Alcaraz in campo con la racchetta nella mano sinistra, poi nella mano destra ma senza corde, infine anche con un occhio bendato, fa strano pensarlo in campo lunedì sull'Arthur Ashe di New York, lo stadio più grande del mondo, in una partita (quella contro il russo Roman Safiullin) che potrebbe durare quattro ore. Ma alla fine se Sinner ha scelto di saltare l'ultimo Slam della stagione, lo spagnolo è andato all in, tornando nel torneo che lo incoronò numero 1 Atp lo scorso anno, senza passare per nessun match di preparazione. Sono passati oltre quattro mesi da quello contro Virtanen a Barcellona, che Alcaraz vinse chiedendo un medical time out per un problema al polso che sembrava di poco conto, e che gli ha fatto invece saltare due Slam e svariati Masters 1000: «Ho bisogno di competere e di stare qui, e questo è un test davvero importante - le sue parole -. Però mi sento benissimo e penso che quell'infortunio mi abbia aiutato molto a capire che, in questo momento, è tutto nella mia testa. Devo fidarmi del mio team e delle persone che mi dicono che andrà tutto bene. Quindi devo andare al 100% e, per il momento, penso che con gli allenamenti che ho fatto finora sia andato tutto bene. Sto cercando di non farmi condizionare dalla paura e sto giocando normalmente».