Caro direttore, lei si chiede in base a quale idea di libertà si possa escludere un autore da un festival letterario. Se lo chiede a proposito di Noale, dove la sezione locale del Partito democratico Noale — cioè, per essere precisi, il sottoscritto che l’ha scritta e firmata — ha chiesto che Mario Giordano non fosse ospite della rassegna cittadina. È una domanda ottima. Il problema è che la risposta il direttore ce l’ha sotto gli occhi ogni mattina, quando decide quale lettera pubblicare, quale accorciare e quale lasciare nel cassetto. Si chiama fare una scelta, ed è il mestiere. Nessuno lo chiama attentato alla democrazia. C’è però una differenza, e non è piccola. Il Gazzettino è un’impresa privata: ha un editore, una linea, e nessuno può pretendere di entrarci per diritto. Il Noale Festival no: lo organizza la Città di Noale, con i soldi dei cittadini e in nome dei cittadini, compresi quelli che non hanno votato chi oggi amministra. Su come si usa quel denaro e su chi si invita a spese di tutti, i cittadini hanno il diritto di dire la loro. Si chiama controllo democratico e nei consigli comunali si pratica da sempre. Chiamarlo censura è una promozione che non ci meritiamo. Del resto Giordano non ha perso la parola: il libro è in libreria, il programma va in onda, e adesso ha in regalo mezza pagina del principale quotidiano del Nordest. Io, che quel documento l’ho scritto e firmato, mi ritrovo invece promosso a minaccia per la democrazia italiana. Un potere spropositato, del quale non mi sento affatto depositario: il segretario di una sezione di partito di un comune del Veneto che, con un comunicato di quattro righe, mette in pericolo le libertà costituzionali. Su, dai, siamo seri. Poi si dirà che a sinistra la libertà d’espressione è a geometria variabile. Bah, può darsi. Ma quindici tesserati di provincia che firmano un’opinione non sono un bavaglio: si chiama politica, ed è la parte più noiosa e più sana della democrazia, quella che scrive comunicati che quasi nessuno legge. Il fastidio che provocano, semmai, dice qualcosa. Non su di loro.