di
Monica Guerzoni
Elly Schlein deve illustrate la linea del Pd. Ma intanto le ipotesi, anche suggestive, si rincorrono
Salsicce, gnocco fritto e una domanda: «E quindi?». Aleggerà il 13 settembre tra gli stand della festa dell’Unità di Reggio Emilia, assieme agli storici e simbolici aromi di salsiccia e gnocco fritto. E forse quel giorno, tra il palco, il retropalco e i selfie con i militanti, Elly Schlein lascerà cadere qualche altra briciola a mo’ di indizio, dopo che ieri ha stoppato il dibattito «inutile e dannoso» che da giorni appassiona e divide il campo dell’alternativa. E quindi, segretaria, si faranno le primarie? E quando? Potranno votare tutti? O il leader della coalizione che sfiderà la destra sarà il capo (o la capa) del partito che prende più voti?
In assenza di colpi di scena il campo progressista sembra destinato ad avvitarsi ancora a lungo su quelle che Schlein ha bollato come «sfumature», nell’evidente tentativo di rimandare le scelte che contano. Il leader, certo, ma prima ancora il tanto atteso programma: la bibbia laica che, negli auspici di Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni, Renzi e via allargando dovrebbe consentire agli sfidanti di Meloni di vincere le elezioni e soprattutto di governare. I punti di intesa tra Pd, M5S e compagni su Ucraina, difesa, fisco e sanità pubblica sono lontani e così la fotografia dell’alternativa si va affollando di volti. I soliti noti e i perfetti sconosciuti.












