Il trapezista è caduto. Ma di appendere le funi al chiodo non vuole saperne. È la cronaca di un divorzio annunciato, quella tra Sigfrido Ranucci e Report. Ma per quanto l'esito della vicenda fosse ormai scontato, la decisione solo una questione di tempo - ieri è arrivata l'ufficialità, con l'annuncio dei vertici della tv pubblica della nuova conduzione del programma di Rai Tre affidata a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi e l'offerta al giornalista di tre incarichi alternativi - per scrivere la parola "fine" sul caso servirà ancora del tempo.
E non solo perché lo zoccolo duro della redazione di Report annuncia battaglia contro una decisione bollata come "irricevibile", "inaccettabile nel merito e nel metodo". Ma soprattutto perché Ranucci stesso, con la consueta enfasi retorica a cui ha abituato i fan, fa capire che non si farà da parte in silenzio.Non sarà insomma un divorzio consensuale, quello tra l'ormai ex conduttore e il programma del terzo canale che Ranucci guidava dal 2017. E come in ogni matrimonio finito male, la rottura non potrà che consumarsi davanti a un giudice, con la causa legale per "demansionamento" che i piani alti di via Severo - la nuova sede Rai che ha rimpiazzato viale Mazzini - considerano ormai inevitabile. Del resto per rendersene conto basta leggere le parole con cui il giornalista amico di Lavitola ha commentato a caldo la decisione sui social: «Il gioco è fatto. Al mio posto sono state scelte due persone che mortificano le professionalità che per 30 anni hanno fatto la storia di Report e del servizio pubblico», scrive Ranucci. E ancora: «Il mio non è un addio, non condurrò Report ma condurrò la battaglia più importante della mia vita per la libertà di stampa, lo farò per i miei figli e per i vostri. Mi rifiuto di lasciare alle future generazioni questo mondo mostruoso, governato da persone mostruose e vigliacche che non tollerano il giornalismo libero e i magistrati indipendenti».Sarà insomma battaglia legale, come fa capire ancora meglio l'avvocato di Ranucci specificando che il suo assistito intende condurre questa battaglia «in ogni sede». Al giornalista, ricollocato per ragioni non disciplinari ma editoriali (differenza non da poco, se come tutto lascia supporre si andrà in tribunale) sono state presentate tre opzioni alternative considerate di pari grado alla conduzione di Report: vicedirettore ad personam di Rainews oppure al Tg3, o in alternativa un incarico da corrispondente dalla sede Rai al Cairo («forse sperano che faccia la fine di Regeni», il commento di Ranucci). Se non accetterà, gli sarà assegnato un incarico d'ufficio. A quel punto potrà essere intentata la causa legale. Mentre il procedimento disciplinare nei suoi confronti correrà parallelo, con le conclusioni attese nelle prossime settimane.Continuità In Rai, in ogni caso, sono certi di aver fatto le cose per bene. Di aver compiuto l'unica scelta possibile. Quella che tutela l'azienda da possibili contraccolpi di credibilità e da probabili danni economici (a cominciare dal possibile calo della raccolta pubblicitaria) se Ranucci fosse rimasto al timone di Report alla ripresa delle nuove puntate l'8 novembre. E che al contempo va incontro ai desiderata della redazione, o almeno di una parte di essa, dal momento che la nuova conduzione è affidata a una risorsa "interna" della trasmissione come Giulia Presutti, inviata di Report dal 2017, e Daniele Piervincenzi, conduttore di diversi programmi di inchiesta sempre per la tv pubblica e vittima, nel 2017, dell'aggressione fisica di Roberto Spada a Ostia.Nessuno dei due, in altre parole, può essere tacciato di essere un "paracadutato" o accusato di particolari simpatie o vicinanze governative, accusa che invece avrebbe potuto essere mossa se la scelta fosse caduta su altri nomi. Entrambi, sottolinea poi l'azienda in una nota, sono risultati vincitori del concorso interno per stabilizzare giornalisti che già collaboravano con la Rai.Una scelta insomma di rinnovamento ma allo stesso tempo di continuità, almeno nelle intenzioni dei vertici. «Due professionisti che hanno costruito il proprio percorso sul campo», li defnisce il direttore dell'Approfondimento Paolo Corsini, «con rigore, competenza e attenzione ai temi di maggiore interesse pubblico». Esperienze che «consentiranno di rafforzare ulteriormente il programma nel segno dell'autorevolezza, dell'indipendenza e della qualità dell'informazione» con l'obiettivo di «valorizzare Report e il patrimonio professionale della sua redazione, nel rispetto dei valori di pluralismo, correttezza e servizio ai cittadini che caratterizzano la missione della Rai».Come capi autori, invece, Corsini («ascoltando anche le richieste della Redazione», sottolineano dalla tv di Stato) ha incaricato due inviati di punta, Bernardo Iovane e Giulio Valesini. Che però hanno rifiutato, parlando di una decisione «appresa dalle agenzie». Una scelta che insomma non è bastata a placare il malumore di una parte degli ex colleghi di Ranucci, che minacciano l'addio.E se la politica si spacca (plaude il centrodestra, mentre il centrosinistra parla di «vendetta» di «TeleMeloni»), lo stesso succede al Cda. Con i consiglieri in quota opposizione e dipendenti Rai Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale che puntano il dito contro una «scelta grave e dissennata». Mentre quelli di maggioranza Simona Agnes, Federica Frangi e Antonio Marano replicano: «Decisione nell'interesse dell'azienda per assicurare continuità, autorevolezza e riconoscibilità al programma».










