Non è soltanto un cambio di conduzione. L’uscita di Sigfrido Ranucci da Report, con l’arrivo di Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, apre uno scontro che tocca sicurezza personale, autonomia editoriale e rapporti di forza dentro il servizio pubblico.

La rottura si è consumata ieri in poche ore, ma arriva al termine di settimane che dentro Rai erano già cariche di tensione. Da una parte Sigfrido Ranucci, volto che più di ogni altro ha finito per identificarsi con Report; dall’altra l’azienda, che ha deciso di affidare il programma dalla prossima stagione a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, rivendicando una scelta nel segno della continuità professionale e del servizio pubblico. In mezzo, una vicenda che intreccia sicurezza personale, equilibri interni, accertamenti aziendali e una questione più ampia: chi decide l’identità editoriale di uno dei format simbolo del giornalismo d’inchiesta italiano.

Ranucci, che ieri ha appreso della sua definitiva estromissione dalla trasmissione mentre si trovava a Favignana per il tour del suo spettacolo "Diario di un trapezista" (stasera sarà ad Agrigento, ndr.), ha reagito con parole durissime. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il giornalista ha respinto le ipotesi di ricollocamento avanzate da Rai — RaiNews, Tg3 oppure un ufficio di corrispondenza — sostenendo di non capire perché, se ritenuto non adatto a Report, dovrebbe esserlo per altre strutture giornalistiche dell’azienda. Il passaggio più pesante riguarda il Cairo: Ranucci ha richiamato la propria condizione di persona sotto scorta e ha detto di temere che all’estero resterebbe senza quella protezione. Nello stesso intervento ha definito la nomina dei suoi sostituti una “scelta mediocre”, preannunciando una vertenza per difendere non solo la propria posizione, ma l’autonomia del giornalismo d’inchiesta.