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Danilo di Diodoro
Non tutto ciò che viviamo ha le stesse probabilità di diventare un ricordo duraturo. Il cervello seleziona alcune esperienze durante la veglia e, nel sonno, le rielabora e le rafforza. Un meccanismo inconsapevole che potrebbe spiegare perché ricordiamo alcune cose e ne dimentichiamo molte altre
A nostra insaputa, per così dire, il cervello opera una selezione di avvenimenti e pensieri quotidiani, «marcandoli» come quelli che poi dovranno essere consolidati nella memoria. Il consolidamento avviene durante il sonno successivo, quando quelle marcature sono in qualche modo riconosciute dalla mente addormentata. Il risvolto di questo meccanismo è che, evidentemente, tanti altri avvenimenti e pensieri non sono marcati e quindi risultano meno privilegiati dalla memoria. «Quale sia la modalità attraverso la quale il cervello decide che cosa è importante ricordare e che cosa può invece essere dimenticato è ancora un mistero» dicono gli autori della ricerca che ha portato alla scoperta di questo strano meccanismo che avviene al di fuori della coscienza.
Lo studioLo studio che ha portato a sviluppare questo modello di selezione degli eventi da ricordare è stato realizzato da un gruppo di ricercatori e pubblicato sulla rivista PLOS Biology, primo firmatario Dan Denis del Department of Psychology dell'University of York, nel Regno Unito. I ricercatori hanno sottoposto una trentina di soggetti a compiti di apprendimento di coppie di parole e oggetti. La loro prestazione mnemonica è stata valutata immediatamente e dopo due ore. L'esperimento è stato ripetuto due volte, ma nella seconda sessione ai partecipanti, tra la prima e la seconda valutazione, è stato permesso di fare un sonnellino. Durante tutto questo periodo i ricercatori hanno registrato l'attività elettrica cerebrale con l'elettroencefalogramma (EEG). In particolare, hanno cercato di individuare le specifiche oscillazioni ritmiche dell'attività cerebrale che comparivano mentre una persona imparava una determinata informazione. Poi hanno verificato se quel particolare «ritmo» fosse collegato al fatto che quell'informazione venisse ricordata dopo il sonno. La conclusione è stata che effettivamente il cervello sembra essere in grado di scegliere dove mettere una specie di segnalibro su informazioni da tenere da parte per consolidarle nel successivo periodo di sonno. Uno di questi possibili «segnalibri» sarebbe rappresentato dalle oscillazioni theta dell'EEG, cioè oscillazioni dell'attività cerebrale con una frequenza di circa 3–8 Hz.






