Noi comuni mortali e cittadini mediamente gonzi, intenti quotidianamente alle nostre faccenduole particolari di vario genere, non l’avevamo capito, anche se qualche dubbio poteva legittimamente esserci. Ci ha pensato, secondo quanto riporta sui suoi canali social l’attivista ambientale Linda Maggiori, l’Avvocatura dello Stato, organismo che dovrebbe costituire un meccanismo essenziale dello Stato di diritto.

Poche storie, afferma imperiosamente l’Avvocatura. Siamo in guerra, anche se si tratta di guerra “ibrida” e “a pezzi”. La ferale constatazione viene addotta per motivare la negazione all’accesso ai dati relativi al traffico di armamenti e materiali connessi nei porti italiani e in particolare in quello di Ravenna.

La prosa è agghiacciante ma proprio per questo conviene riprodurla testualmente. “La rilevanza militare complessiva del Porto di Ravenna e la sua strategicità nel dispositivo difensivo marittimo complessivo della Nazione sono profili che rientrano a pieno titolo nella ‘sicurezza nazionale’ e nelle relazioni internazionali dello Stato … quali ‘interessi-limite’ nel divieto di accesso”.

Ma il bello deve ancora venire. “La propalazione, attraverso i mezzi di informazione, dei dati e delle informazioni de quibus consentirebbe alle potenze straniere di avere contezza del ruolo strategico, per gli interessi nazionali e per le relazioni internazionali dello Stato, del porto di Ravenna, e ciò è un’evenienza assolutamente da scongiurare nell’attuale contesto storico-politico in cui, come è a tutti noto, è in corso una guerra mondiale ‘a pezzi’ e ‘ibrida’ che coinvolge, tra gli altri, anche l’Italia”.