Confisca definitiva per il gruppo imprenditoriale Lobello di Simeri Crichi, coinvolti nell’inchiesta della Dda di Catanzaro, nome in codice Coccodrillo, scattata nel 2021 e che ruotava intorno ad un meccanismo di intestazione fittizia dei beni, realizzato attraverso un sistema di società, formalmente intestate a terzi e tuttavia dagli stessi controllate e gestite per sottrarre il proprio patrimonio aziendale all’adozione di prevedibili misure di prevenzione antimafia. La Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione, ha rispinto i ricorsi di Antonio Lobello, 77 anni, Giuseppe Lobello e Daniele Lobello e ha dichiarato inammissibili quelli dei terzi intestatari Francesca Rotella, Marika Lobello e Antonio Lobello, 30 anni. Cade così l’ultimo baluardo difensivo contro il decreto di confisca emesso dal Tribunale di Catanzaro – sezione Misure di Prevenzione il 9 dicembre 2024 e già confermato dalla Corte d’Appello di Catanzaro il 17 dicembre 2025. I beni, plurimi e riconducibili all’intero nucleo familiare, restano confiscati.

Imprenditori legati alla ‘Ndrangheta

La Suprema Corte ha confermato che i Lobello sono “imprenditori di riferimento delle cosche di ‘ndrangheta, in particolare delle famiglie Grande Aracri, Arena e Mazzagatti operanti sul territorio ionico, catanzarese e reggino”. Il tutto nasce da un procedimento penale definito con condanna irrevocabile il 2 febbraio 2024 e dove Giuseppe Lobello è stato condannato per associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori ed estorsione; Antonio e Daniele Lobello per trasferimento fraudolento di valori e autoriciclaggio.Secondo l’accusa, Giuseppe Lobello era “l’imprenditore di riferimento della ‘ndrangheta del territorio crotonese in favore della quale si attivava per raccogliere proventi estorsivi dagli imprenditori vittime, ottenendo in cambio la protezione ed il mantenimento di una posizione dominante nel settore dell’edilizia”. Antonio e Daniele si sarebbero occupati, tra il 2007 e il 2019, di “operazioni di gestione e acquisto di quote da parte di prestanome per ripulire la compagine sociale ed evitare misure ablatorie”.