Pubblicato il: 25/08/2026 – 15:54

di Giorgio Curcio

CATANZARO Non una semplice somma di cosche, ciascuna chiusa nel proprio territorio e nei propri affari ma un «arcipelago unitario», composto da articolazioni autonome e collegate, «capace di muoversi secondo interessi comuni e di utilizzare anche il mondo dell’impresa per alimentare i propri programmi criminali». È una delle chiavi di lettura più significative che emerge dalle motivazioni della sentenza pronunciata il 24 febbraio 2026 dalla Corte d’Appello di Catanzaro nel processo “Basso Profilo”. Un quadro che i giudici mettono a fuoco prima ancora di affrontare nel dettaglio le singole posizioni degli imputati. Per la Corte, infatti, uno degli aspetti centrali del processo è rappresentato proprio dalla capacità del sistema ricostruito dall’accusa di perseguire finalità di agevolazione non soltanto a favore di una determinata cosca, ma della «unitaria organizzazione della ’ndrangheta calabrese». Un punto che il collegio indica tra gli approdi probatori più rilevanti emersi dal procedimento.

L’«arcipelago unitario»

È in questo passaggio che compare l’immagine dell’«arcipelago unitario composto da diverse associazioni che operano sotto la guida di un organismo provinciale». Una concezione della ’ndrangheta che, sottolineano i giudici, non rappresenterebbe soltanto una costruzione ricavata dalle precedenti sentenze, ma avrebbe trovato nel processo Basso Profilo un’ulteriore concreta conferma. La Corte richiama infatti il modello di una ’ndrangheta intesa come entità unitaria, articolata in strutture autonome ma collegate e coordinate da un organismo di vertice, il Crimine o Provincia. Un assetto già delineato dalla giurisprudenza a partire dagli esiti dell’inchiesta “Infinito” e che, secondo i giudici d’appello, trova riscontro anche nell’area crotonese e nel territorio ionico dell’alto Catanzarese. È dentro questo sistema che la Corte colloca la figura di Antonio Gallo, descrivendone la capacità di intrattenere rapporti «stabili, profondi e trasversali» con importanti esponenti delle cosche operanti in un’area che comprende Catanzaro, Sellia Marina, Roccabernarda, Mesoraca e Cutro. Rapporti che, secondo la ricostruzione giudiziaria, gli avrebbero consentito di costruire un vero e proprio sistema economico e di acquisire una posizione particolarmente forte nel tessuto imprenditoriale.