Paolo Ruffini porta “Din Don Down” alla Reggia di Caserta il 6 settembre e si racconta a Fanpage.it: “Io parlo di disabilità, ma non la vivo. La maggior parte delle accuse che mi fanno sono anche vere”. Sullo sfruttamento: “Non le uso, le pago, lavorano perché sono brave. La maggior parte di chi mi critica, per loro stessa ammissione, non hanno visto lo spettacolo”.
Il 6 settembre Paolo Ruffini porta "Din Don Down – Alla ricerca di (D)io" in Piazza Carlo di Borbone, alla Reggia di Caserta. È una tappa di uno spettacolo che dall'ottobre 2024 ha cambiato scala: dai teatri italiani fino all'Arena di Verona, con la Compagnia Mayor Von Frinzius e sei attori con sindrome di Down su dodici in scena.
Con la crescita esponenziale dello spettacolo ma anche dei progetti del "capocomico", insieme al successo sono arrivate le critiche: nei mesi scorsi il mondo del terzo settore ha parlato apertamente di paternalismo, e più di una voce ha usato l'espressione inspiration porn, un termine con la quale si fa riferimento all'utilizzare i disabili per raccontare storie motivazionali e ispirazionali. Ruffini non si è mai sottratto alle critiche e anche in questa intervista a Fanpage.it non si nasconde. Lo raggiungiamo telefonicamente mentre è in viaggio verso le Marche per una serata di beneficenza. Partiamo col più classico dei "Come stai?" che è anche il titolo della sua ultima trasmissione radiofonica su Radio24, dedicata alla salute mentale: "È stato un bell'impegno, una bella sfida."







