di Annamaria Piacentinisabato 25 luglio 20262' di letturaAvendo visto per anni Paolo Ruffini nei panni del comico di classe dove ha ottenuto applausi da critica e pubblico, incontralo per questa intervista è stato sorprendente. Il suo innato carisma unito ai sentimenti puri, decisamente rari in questo periodo, lo fanno diventare ai nostri occhi un uomo unico, un amico di cui ti puoi fidare. E per ciò che sta creando, in questa società che non vive di emozioni, va considerato un gesto raro. Ma sentiamo cosa ci racconta:Ruffini, da regista ha messo in scena “L' Alzheimer “ nel docufilm “Perdutamente” riuscendo ad unire dolore e forza. Eppure faceva il comico...

“Sì, è vero, ma oggi sarei diverso. Però ammetto che sarebbe più difficile trovare qualcosa di comico...”

Infatti sta lavorando sulla disabilità. Perché?

“E' un punto importante in cui credo, ma senza pietismi. La pietà crea ostacoli, lontananza, differenza. Aggiungere anche una certa comicità può abbattere le differenze”:

So che scrive anche testi per i bambini Down . Cosa le piace?