Per dirla in termini automobilistici, riprendendo il titolo di "Curva cieca", breve opera dello scrittore-sceneggiatore Edoardo Erba, siamo ormai in prossimità dell'ultima curva.
Nel frattempo, mentre viaggiamo inconsapevoli o, piuttosto, incuranti verso un destino deciso da altri, si susseguono, a ritmo serrato, centinaia di eventi: passerelle in cui debuttano concept e modelli di serie che, il più delle volte, finiscono per essere osservati come l'ultima curiosità e poi archiviati in fretta, schiacciati dall'affollamento dei vari car show internazionali. A decidere la loro sorte, quasi sempre, è il marketing, guidato dalla finanza: teorie costruite ad hoc, a volte un po' astruse, direi da azzeccagarbugli. Comunque, in genere lontane dai bisogni della gente, dal "sentiment" del pubblico.
Due mondi, due strade
Dopo – per riprendere la metafora iniziale – questo tornante finale (con un "punto di corda" plausibile intorno al 2035), l'automobile non sarà più quella che abbiamo sempre conosciuto, amato e… perfino detestato.
Sarà un altro oggetto. Che risponderà sempre più a logiche di efficienza e funzionalità. Pronta più a portarci che a farsi portare. Eppure, credo che quell'automobile là, che sta nel nostro immaginario, non morirà. Penso piuttosto che imboccherà una strada diversa, separandosi dai cosiddetti people mover – o, se preferite, dai vettori robotizzati semiautomatici (per comodità li definirò VRS) che stanno arrivando e che, presto, esonderanno sul mercato. Dovremo metabolizzare e accettare un inevitabile cambiamento epocale, in cui innovazione e tecnologia – guidate dall'IA, l'intelligenza artificiale – diventeranno protagoniste. I VRS assomiglieranno sempre più a freddi "transporter robot", sempre meno coinvolti nell'approccio olistico e profondo che, finora, ha messo al centro gli occupanti.






