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Nei rossoneri brillano calciatori che negli scorsi anni erano sembrati fuori progetto, ma anche colonne reinventate in nuovi ruoli
© Getty Images
C'è la firma di Alexis Saelemaekers sulla vittoria - sofferta ma meritata - del Milan sul Venezia. Il suo nome non è sul tabellino dei marcatori, ma il suo apporto non è sfuggito nè ai tifosi rossoneri né agli osservatori neutrali. Mezz'ora di gioco al posto di Cisse (un po' intimorito dall'esordio a San Siro) ha cambiato completamente il volto della gara. Subito una palla-gol, al primo tocco. Poi l'assist per l'1-0 di Gonçalo Ramos, con una ripartenza a mille all'ora praticamente perfetta. Poi anche il secondo assist, questa volta per il 2-0 un po' fortunoso di Jashari. Però nel suo (relativamente) nuovo ruolo di trequartista ubicato alla sinistra della prima punta è davvero libero di giocare, di sfruttare la sua velocità e una creatività che da esterno a tutto campo non veniva espressa.
Si può dunque dire che Saelemaekers sia il capostipite di questo nuovo Milan dei trasformisti. Amorim l'ha spostato dal ruolo di esterno basso destro a esterno alto di sinistra. Non esattamente pochi metri. Ma non è il solo. Lo stesso sta succedendo con Rabiot, che non ha ancora giocato una partita da titolare solamente perché si è aggregato alla squadra molto tardi dopo avere smaltito le tossine del Mondiale. Anche Rabiot è diventato trequartista, con la possibilità di svariare molto sulla fascia destra. A Torino, prima giornata, le su giocate erano state decisive per la vittoria, contro il Venezia non è stato lo stesso ma la qualità si è vista e durante la stagione servirà moltissimo.














