di Pietro

Mecarozzi

Una stagione complicata quella del campionato 2011-2012, la seconda in panchina per Siniša Mihajlović. La Fiorentina, quella di Gilardino e Jovetic, non riesce a ingranare (solo 3 vittorie) e alla dodicesima giornata al posto del tecnico serbo arriva Delio Rossi. E anche se il tempo migliora, arriva inaspettata una bufera. Minuto numero 31 del primo tempo di Fiorentina-Novara. La lavagnetta dei cambi segna in rosso il numero 22, in verde il 10. Entra Ruben Olivera, esce Adem Ljajic, unica e inconcludente punta viola. Sostituire un giocatore è come dirgli che non serve più, sostituirlo dopo mezz’ora significa che è stato un errore addirittura mandarlo in campo. La squadra di Delio Rossi però sta disputando una delle peggiori partite dell’anno: il Novara, ormai virtualmente condannato, è avanti di due gol.

Il fantasista della Fiorentina non la prende bene: tornando in panchina dice qualcosa al tecnico e lo applaude ironicamente, poi gli mostra il pollice come a dirgli "bravo".

Il detonatore è attivato. Delio Rossi non ci vede più. Agguanta per la maglia il serbo, lo spinge sui seggiolini, lo sovrasta, in bilico, comincia a colpirlo. Parte un primo pugno, poi un altro, Ljajic cerca di pararsi alzando il braccio. Nella ’botola’ che separa la panchina dall’area tecnica succede di tutto. I giocatori in campo rimangono a bocca aperta. I tifosi anche. Vengono separati, mentre i telecronisti urlano allo scandalo. Rimangono le macerie. E una scena entrata nell’immaginario del calcio italiano al pari della litigata tra Varriale e Zenga.