Taranto è la città dei due mari, Mar Grande e Mar Piccolo, l’antica colonia fondata dagli Spartani e capitale della Magna Grecia. Ma è anche la città della più grande acciaieria d’Europa, costruita alle sue porte negli anni Sessanta e diventata una presenza capace di condizionare sviluppo, lavoro, ambiente e salute di diverse generazioni.

Il 21 agosto l’antica Taras ha inaugurato i Giochi del Mediterraneo allo stadio Iacovone, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto. Un’occasione internazionale per mostrare una Taranto oltre l’immagine della grande fabbrica.

Ma è la stessa Taranto che nel 2022 David R. Boyd, allora Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani e l’ambiente, ha inserito tra le “zone di sacrificio” del pianeta, territori gravemente contaminati nei quali le conseguenze dell’inquinamento compromettono salute, ambiente e pieno godimento dei diritti umani.

Ed è la città in cui un gruppo di cittadini, i Genitori Tarantini, guidati da Cinzia Zaninelli, ha portato il caso dell’ex ILVA fino alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Sono undici ricorrenti, dieci adulti e un bambino, assistiti dagli avvocati Ascanio Amenduni e Maurizio Rizzo Striano. Il 27 luglio 2026 la Corte d’Appello di Milano ha accolto il loro reclamo e ha ordinato a ILVA, Acciaierie d’Italia e Acciaierie d’Italia Holding, tutte in amministrazione straordinaria, la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento.