La Serbia intende omaggiare la memoria Ratko Mladić con "tutti gli onori militari di Stato a cui ha diritto". La dichiarazione shock è del ministro della Giustizia della Serbia, Nenad Vujic, il giorno dopo la scomparsa a 84 anni del 'macellaio della Bosnia', morto in carcere all'Aja dov'era stato condannato nove anni fa all'ergastolo per crimini di guerra e contro l'umanità. Riconosciuto autore del genocidio di Srebrenica, delle atrocità dell'assedio di Sarajevo e in molti altri luoghi della Bosnia durante la sanguinosa guerra civile del 1992-1995.
Una dichiarazione, quella del ministro serbo, appena mitigata dalle parole del suo presidente, Aleksandar Vucic, che non ha menzionato onori di Stato, ma ha assicurato che farà tutto ciò che chiede la famiglia del generale morto. Anzitutto seppellirlo in Serbia, nella sua terra, e vicino alla famiglia che la 'fredda' giustizia internazionale gli ha negato in vita, anche nei suoi ultimi giorni, quando era ormai malato terminale.
"Abbiamo visto che l'Aja voleva che Mladić morisse dietro le sbarre, non volevano che morisse in Serbia, dove voleva lui: questo è un comportamento contrario alla civiltà, senza precedenti e senza giustificazione", ha commentato Vučić. Secondo cui, invece, "i criminali di guerra che hanno commesso crimini contro i serbi sono stati rilasciati".











