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In Nepal l’enorme esondazione di mercoledì ha colpito principalmente la provincia del Bagmati e soprattutto le zone di Rasuwa, sul confine con la regione cinese del Tibet e vicino al valico di confine Gyirong; e di Nuwakot, più a sud. In Tibet è stata coinvolta la contea di Gyirong, omonima al valico. È una regione di passaggio, importante da secoli per i pellegrinaggi e i commerci: negli ultimi anni in particolare è diventata la porta di ingresso in Nepal per migliaia di prodotti cinesi, perlopiù veicoli elettrici.
Il punto di confine distrutto dall’esondazione è spesso usato per raggiungere dal Nepal il monte Kailash, nel sudovest del Tibet, una vetta himalayana alta 6.400 metri che è luogo di pellegrinaggi per quattro religioni: induismo, buddhismo, giainismo e Bön. Gli induisti lo ritengono la casa del dio Shiva, uno dei principali legato alla distruzione e alla trasformazione, ma anche della dea Parvati, associata a matrimonio, fertilità e maternità. Per i seguaci dell’antica religione tibetana Bön è un luogo di potere spirituale associato anche al fondatore del culto, Tonpa Shenrab.
Ci sono quindi pellegrinaggi continui e numerosi verso il monte, soprattutto nel periodo tra giugno e settembre, organizzati da operatori privati e anche dal governo indiano (paese a larga maggioranza induista). I pellegrini non scalano il monte, ma fanno un percorso più a valle per camminargli intorno: è lungo 53 chilometri e solitamente viene completato in circa tre giorni, con l’obiettivo di purificarsi dai propri peccati. Induisti e buddisti percorrono il circuito in senso orario, i fedeli del Bön in senso antiorario, gli induisti fanno anche bagni purificatori nel vicino lago Manasarovar.













