Graverà solo su Eni l’anticipo di tassazione pari al 39% dell’ammontare delle ritenute e delle imposte sostitutive sugli utili già deliberati in distribuzione che il governo, con il decreto legge n.153/2026 approvato mercoledì, ha individuato come fonte di finanziamento dei 130 milioni necessari a mantenere fino al 5 settembre lo sconto fiscale di 17 centesimi al litro sul diesel. L’ambito applicativo della norma, teoricamente limitato alle grandi società energetiche (con ricavi consolidati di gruppo superiori a 20 miliardi di euro e che svolgano “attività di estrazione, produzione, importazione definitiva o introduzione nel territorio dello Stato da altri Stati dell’Unione europea, raffinazione, trasformazione, stoccaggio, trasporto, distribuzione, commercializzazione o vendita di petrolio greggio, di prodotti petroliferi, di gas naturale, anche liquefatto, o di altri prodotti energetici nonché di energia elettrica”) è in realtà circoscritto alla sola società guidata dall’ad Claudio Descalzi in quanto è l’unica che abbia deliberato distribuzione di utili anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto legge e la cui corresponsione sia prevista in data successiva al 31 dicembre 2026. L’anticipo, da versare entro il 30 novembre, darà origine a un credito da utilizzare per ridurre ritenute e imposte quando i dividendi saranno effettivamente corrisposti. Il meccanismo non modifica quindi le regole ordinarie di applicazione delle ritenute sui dividendi che continueranno a operare nel momento della effettiva corresponsione degli utili, generando il diritto al credito d’imposta.