Il male non avanza sempre con il volto riconoscibile del criminale. Talvolta indossa un abito rispettabile , si protegge dietro il denaro e le istituzioni , trasforma una ferita in vendetta o pretende di esercitare la giustizia al posto della legge. Raccontarlo significa seguirne le metamorfosi e osservare ciò che gli resiste: la cura, la responsabilità, gli affetti , la capacità di riconoscere un segno quando ogni strada sembra interrotta. È su questo confine che il romanzo investigativo smette di essere soltanto una macchina del mistero e diventa indagine morale.

È il territorio attraversato da Andrea Locatelli nei quattro romanzi pubblicati dal Gruppo Albatros Il Filo : "L’angelo blu" , "L’angelo nero" , "L’angelo rosso" e "La radice del male" . I primi tre formano la trilogia dell'angelo; il quarto ne raccoglie personaggi e conseguenze, ampliando la serie. Al centro rimane l’ispettore Alessandro Garrini , detto il Cane per l’ostinazione con cui segue una pista anche quando le prove sembrano portare altrove. Attorno a lui cresce più di una squadra investigativa: una comunità di affetti, fragilità e competenze che assicura continuità emotiva ai casi.

Locatelli costruisce una saga, non quattro indagini accostate. Ogni volume possiede un proprio nucleo poliziesco e conduce verso una soluzione, ma conserva domande , antagonisti e linee sotterranee destinate a riemergere. La minaccia inizialmente rivolta a una donna e a sua figlia conduce alla criminalità organizzata, raggiunge ambienti finanziari e politici, si inoltra nei segreti della Chiesa e ritorna infine all’individuo, alla possibilità che il male abbia una radice riconoscibile. Cambia la scala del conflitto, non la tensione che lo alimenta.