di
Alessandro Ruta
Tifosi del Barça sono stati caricati a manganellate dalla polizia che ha arrestato anche un minorenne. Il club ha accusato la polizia: «Uso sproporzionato della forza»
Neanche 40 giorni dopo la vittoria del Mondiale, ma forse già da prima, la Spagna ha scoperto che l'unità d'intenti della sua nazionale non corrisponde a certi sentimenti che filtrano nel Paese.Il ritorno a casa degli eroi del trionfo contro l'Argentina è stato celebrato, o meglio non-celebrato, da una larga parte della popolazione, che anzi non ha nascosto la volontà opposta di dichiararsi non-spagnola, come nei Paesi Baschi o in Catalunya. I casi più clamorosi hanno riguardato i giocatori dell'Athletic Bilbao e del Barcellona, in ordine cronologico. Anche perché della spedizione vincente della Spagna ben 11 su 26 provenivano da queste due squadre: il curioso intercambio Rodri-Ferran Torres, l'aggiunta extra dal mercato per il Barça, neo-acquisto dal Manchester City, compensato dalla cessione dell'eroe della finale al Psg.
Prima di Athletic Bilbao-Siviglia di sabato scorso, 22 agosto, lo stadio San Mamés si è sostanzialmente diviso in due, all'ingresso in campo per la passerella celebrativa del portiere Unai Simon, del difensore Aymeric Laporte e della stella della squadra Nico Williams: applausi, sì, ma al contempo moltissimi fischi, di poco se non inesistente gradimento.Una protesta civile, anche se rumorosa, che è l'onda lunga di quanto successo durante il Mondiale soprattutto a Bilbao, con una controversa battaglia politica tra chi voleva per le partite i maxischermi in città e chi cercava di non metterli, svicolando e giustificandosi con questioni di ordine pubblico. Alla fine li avevano messi, per la finale, con il risultato in certi casi isolati di creare tensioni tra i simpatizzanti e gli «antipatizzanti» della Roja, con tanto di botte per strada. Il Barcellona è andato persino oltre, saltando direttamente la passerella dei suoi otto campioni del mondo: Joan Garcia, Eric Garcia, Cubarsì, Pedri, Gavi, Olmo, Rodri e Lamine Yamal.Al Camp Nou per Barcellona-Athletic Bilbao di ieri sera (incrocio curioso) è stato come assistere a una partita normale, come se la Spagna non avesse nemmeno partecipato al Mondiale, con centinaia di bandiere catalane sugli spalti in compenso: le Esteladas hanno colorato lo stadio durante l'incontro, frutto dell'invito fatto dal presidente Joan Laporta alla vigilia.Anche qua, episodi controversi del recentissimo passato: prima dell'esordio nella Liga del Barcellona a Elche, nella Comunità Valenciana, alcuni tifosi del Barça sono stati caricati a manganellate dalla polizia che ha arrestato anche un minorenne. Il motivo della carica? Le tensioni per essersi presentati allo stadio Martinez Valero di Elche indossando un'Estelada, la bandiera catalana.Un episodio che non è piaciuto al club che ha accusato la polizia di «uso sproporzionato della forza», sospendendo di conseguenza ogni celebrazione nei confronti del mondo sostituendola, appunto, con l'invito a rivendicare l'identità catalana tramite la bandiera regionale. Alla fine il momento in cui si è festeggiato di più il Mondiale della Spagna è stato al Santiago Bernabeu, mercoledì sera, prima di Real Madrid-Real Sociedad. Protagonisti rispettivamente Cucurella e Oyarzabal, il terzino capellone e il centravanti cerebrale della squadra di De la Fuente.Per loro grandi applausi da parte di uno stadio che storicamente è parte integrante del centralismo iberico, nonché di un certo conservatorismo. Cucurella peraltro è stato acquistato dal Real Madrid di fatto durante il Mondiale, iniziato ancora da calciatore del Chelsea.Oyarzabal invece, basco purosangue di Eibar (città dove venne proclamata per prima la Repubblica nel 1931), si è beccato qualche critica dai suoi conterranei per l'appoggio eccessivo alla nazionale, ma il suo peso specifico nella regione di Euskadi è talmente grande che tutto verrà nascosto sotto un virtuale tappeto.Tranquillità anche in Atletico Madrid-Villarreal per l'omaggio a Llorente, Pubill, Baena e il neo-acquisto Grimaldo: e verrebbe da dire per fortuna che 8 campioni del mondo (Raya, Porro, Pino, Munoz, Merino e Zubimendi in Premier, Fabian e Ferran al Psg) giocano all'estero, lontano da queste beghe.










