L’impiego di tecnologie basate sull’intelligenza artificiale sta registrando una diffusione sempre più ampia, come noto, anche nell’ambito delle cure mediche. Non si tratta di scenari futuristici: queste soluzioni sono già operative nella prassi clinica.Da una parte, esistono applicativi concepiti per affiancare gli operatori sanitari: software capaci di elaborare dati clinici per formulare indicazioni diagnostiche o proposte terapeutiche, oppure programmi di lettura e analisi dell’elettrocardiogramma, già ampiamente utilizzati.Dall’altra, un numero crescente di applicazioni fondate sull’AI viene messo a disposizione direttamente dei pazienti, offrendo diversi livelli di autonomia nella gestione del percorso terapeutico: si pensi alle applicazioni che, elaborando parametri fisiologici, determinano la dose di un farmaco e trasmettono istruzioni a dispositivi collegati (come una pompa insulinica), o a quelle che sorvegliano in modo continuativo le condizioni cliniche generando avvisi al superamento di soglie critiche.L’art. 7 della Legge 132/2025 (la legge italiana sull’AI) prevede che I sistemi di intelligenza artificiale in ambito sanitario costituiscano un supporto nei processi di prevenzione, diagnosi, cura e scelta terapeutica, ma debbano lasciare impregiudicata la decisione finale, che è sempre rimessa ai medici. Il principio appare chiarissimo sulla carta, ma nella pratica il funzionamento di questi sistemi può essere molto complesso e i confini possono non apparire così chiari.Ne consegue che, quando si verifica un errore, non è sempre scontato chi sia responsabile.Indice degli argomenti: