Gli investitori hanno deciso, Roma è più credibile di Parigi. E adesso che gli equilibri in Europa sono cambiati, per Giorgia Meloni sarà più facile negoziare con tutti quei Paesi, Germania in testa, che non ne vogliono sapere di un bilancio europeo extralarge
Era solo questione di tempo, perché in fin dei conti i giochi erano fatti. I mercati, si sa, hanno buon fiuto e una certa lungimiranza, tanto dall’aver previsto con dovuto anticipo il cambio di paradigma in Europa. I Paesi dell’area mediterranea, come Spagna, Grecia o Italia e anche il Portogallo, non sono più brutti, sporchi e cattivi. Stanno decisamente meglio di quelli che fino a 15 anni fa facevano del rigore sui conti la pietra angolare della crescita, decidendo anche per gli altri (la troika in Grecia ne è l’esempio più lampante e drammatico al tempo stesso). La prova? Sta tutta nei mercati.
La Francia sta scalzando l’Italia dal ruolo di sorvegliato speciale degli investitori. I quali si fidano più di Roma che di Parigi. Non è un’azzardo qualunque, ma una lucida lettura del principale quotidiano finanziario del mondo, il Financial Times. Che registra un’inversione storica: per buona parte dell’estate il rendimento del titolo di Stato italiano a dieci anni, il Btp, è rimasto sotto quello francese, con gli investitori che oggi chiedono un premio maggiore per acquistare debito di Parigi anziché di Roma. Un capovolgimento del rapporto tradizionale tra i due Paesi, mentre la Francia si avvicina a un negoziato di bilancio complicato e alle presidenziali del prossimo anno e che potrebbe portare a una manovra correttiva sui conti da decine di miliardi.












