La gestione delle concessioni balneari riaccende lo scontro politico in Calabria. Al centro delle polemiche c’è la recente decisione della Giunta guidata dal presidente Roberto Occhiuto di ritirare il ricorso dinanzi alla Corte Costituzionale promosso contro le linee guida dello Stato. Un passo indietro che il consigliere regionale e capogruppo del Partito Democratico, Ernesto Alecci, definisce un’operazione di pura propaganda finita con una ritirata istituzionale.

La ricostruzione della vicenda e l’affondo dell’opposizione

La sequenza degli avvenimenti amministrativi nell’arco dell’ultimo quadrimestre rappresenta l’elemento centrale delle contestazioni mosse dall’esponente dem. Dalla prima approvazione in Consiglio fino al ripensamento dell’esecutivo, il percorso istituzionale ha subito un netto mutamento di rotta.

“Spesso l’arroganza offusca la mente, e in alcuni casi tutto questo si può trasformare in una gran brutta figura. Mi riferisco alla questione delle concessioni balneari riguardo cui, in questa estate rovente (non solo dal punto di vista climatico), il Presidente Occhiuto e la Giunta regionale stanno dimostrando di averci capito poco o nulla”, dichiara Ernesto Alecci.

“In meno di 4 mesi si è consumata, infatti, una tragicomica ritirata della Governance regionale che dimostra, ancora una volta, come la propaganda e il pressapochismo, alla fine, debbano sempre fare i conti con la realtà. La cronaca è impietosa: a maggio il Consiglio regionale approvava le norme sui lidi tra gli applausi delle associazioni di categoria; a giugno la Giunta annunciava il ricorso contro lo Stato; ad agosto, dopo aver verificato che il bando-tipo del MIT non invade le competenze regionali, la stessa Giunta decide di ritirarsi. In pochi mesi si è passati da “padroni a casa nostra” a “meglio non rischiare una sconfitta davanti alla Consulta””.