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Giovedì il parlamento danese ha approvato una legge che permette di risarcire le donne groenlandesi a cui era stato impiantato forzatamente e a loro insaputa un dispositivo contraccettivo, una pratica portata avanti per decenni dal governo danese. Venerdì, per coincidenza, è anche prevista la pubblicazione dei rapporti di due commissioni di esperti incaricate dal governo semi-autonomo della Groenlandia di valutare se la Danimarca abbia compiuto violazioni di diritti umani o addirittura un genocidio nel portare avanti la pratica.

Non è noto con precisione quante furono in tutto le donne a cui vennero impiantati i dispositivi di contraccezione. Uno studio del 2025 ha calcolato che fino al 1970 furono 4mila, ma la pratica andò avanti anche dopo il 1992, anno in cui la gestione del sistema sanitario della Groenlandia passò dal governo danese a quello groenlandese. La pratica colpì principalmente donne inuit, l’etnia nativa della Groenlandia, sottoposta a vari tipi di discriminazioni che in alcuni casi durano tutt’oggi.

Per ora solo 201 donne hanno fatto richiesta per il risarcimento, che vale 300mila corone danesi a testa, circa 40mila euro.

I due unici membri groenlandesi del parlamento della Danimarca, il 27 agosto 2026: al centro Naaja H. Nathanielsen, del partito di sinistra indipendentista Inuit Ataqatigiit; seduto a sinistra di lei, Qarsoq Høegh-Dam, del partito centrista e autonomista Naleraq. Entrambi hanno accolto positivamente l’approvazione dei risarcimenti (Ida Marie Odgaard/Ritzau Scanpix via AP)