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Paolo Tomaselli (inviato a Montecarlo)
Sulle nuove regole del Mondiale applicate alle Coppe Europee: «Vedremo meno giocatori che piangono per nulla e finiranno le commedie»
MONTECARLO Combattere la «sindrome della giraffa» è la missione di Roberto Rosetti, capo degli arbitri Uefa: «Appena c’è un caso dubbio, ricevo il video sul mio smartphone: se devo allungare il collo come una giraffa per vedere di cosa si tratta, allora non va bene. I casi da valutare alla Var devono essere evidenti e subito comprensibili, il gioco va velocizzato e vogliamo arbitri che decidono sul campo, più coraggiosi, che non aspettino per la seconda chance rappresentata dalla videoassistenza: dobbiamo fare un piccolo passo indietro e riportare l’arbitro al centro». La squadra di fischietti internazionali può essere all’altezza di un compito reso più difficile dalla abitudine delle nuove generazioni all’utilizzo della tecnologia, quasi un vizio: questo «scarto» si percepisce di più nelle leghe nazionali, ma Rosetti evita di entrare nelle questioni locali, soprattutto se sono italiane, come il caso De Bruyne-Vazquez in Genoa-Napoli che ha sollevato i primi dubbi sulla nuova linea arbitrale, vista al Mondiale, supportata dall’Uefa e anche dal nuovo designatore di serie A Orsato.






