Di: SEIDISERA - Giuseppe Bucci / joe.p. In Svizzera prosegue il cantiere esercito. Sul terreno, con lo sviluppo del nuovo centro di competenze droni, e sul piano politico per quanto riguarda il suo finanziamento.Ma sul fronte dei droni, basta quanto sta facendo l’esercito svizzero? Un nuovo battaglione, la scuola reclute dal 2028, il nuovo centro di competenza per questi velivoli senza pilota? O siamo in ritardo rispetto ad altri, considerando che la guerra in Ucraina ha cambiato molti concetti militari, è iniziata ormai da quasi cinque anni? SEIDISERA lo ha chiesto a Mauro Gilli, professore di strategia e tecnologia militare alla Hertie School di Berlino.“Questa - afferma Gilli - è una domanda estremamente difficile. Sicuramente la direzione che la Svizzera sta seguendo è quella della stragrande maggioranza dei Paesi occidentali. Si tratta quindi di cercare maggiore automazione e maggiore affidamento a tecnologie moderne emergenti, come appunto i droni. Se questo è sufficiente o adeguato alle necessità moderne, purtroppo è molto difficile da dire per qualsiasi Paese. Sono proprio queste le lezioni che si imparano dai conflitti militari”.E rispetto ai vicini? C’è chi si sta attrezzando più della Svizzera?“C’è da fare un distinguo. La Germania, per via delle sue dimensioni e del ruolo che gioca in Europa e nella NATO, affronta delle minacce differenti da quelle di Francia e Italia. E si trova in una situazione completamente diversa da tutti gli altri. Quindi la comparazione più appropriata per la Svizzera sarebbe l’Austria. E dalle informazioni disponibili mi sento di dire che la Svizzera sembra essere più avanti”.Servirà poi attrezzarsi per fare in modo che la Svizzera sia in grado di reperire questi mezzi, soprattutto in caso di tensioni geopolitiche. A questo proposito ci sono degli studi appena pubblicati: che cosa ci dicono? Quali sono vantaggi e limiti della catena di approvvigionamento svizzera?“Sì, esattamente. C’è uno studio pubblicato da miei ex colleghi al Politecnico di Zurigo proprio su questo tema. Quello che ci dicono è che da una parte la Svizzera ha grandi vantaggi dovuti al fatto di essere un paese molto avanzato tecnologicamente, con una base industriale avanzata in più segmenti. Allo stesso tempo, ma questo non è un problema solo per la Svizzera, ma direi sostanzialmente per tutti i Paesi, c’è un problema di scala. In pratica è molto difficile avere la capacità di produrre tutti questi componenti o di appropriarsi di tutti i materiali necessari in quantitativi necessari. E questo problema diventa ancora più difficile da risolvere a causa del veloce ciclo cosiddetto del prodotto, ovvero di come la guerra moderna abbia accelerato significativamente questo ciclo di misure e contromisure. E dunque nel giro di pochi mesi dei droni possono passare dall’essere la tecnologia più avanzata a una ormai obsoleta, perché l’avversario ha sviluppato appunto delle contromisure”.I droni in questo momento sembrano diventati un elemento centrale della guerra moderna. Ma c’è davvero l’unanimità tra gli esperti del settore nel ritenere che siano davvero la priorità negli investimenti futuri per un esercito?“No, non c’è unanimità. Da una parte ci sono analisti, commentatori e esperti che propongono un’adozione più massiccia di queste nuove tecnologie. E dall’altra ci sono altri analisti, esperti e commentatori che suggeriscono più cautela. E che ci dicono che la storia della guerra è una storia fatta di un continuo ciclo di misura e contromisura. Come dicevo prima, le rivoluzioni militari non sono qualcosa di così frequente”.Si parla molto dell’uso dei droni per colpire l’avversario. Poi però dai droni ci si deve anche difendere. La Svizzera da questo punto di vista come è messa?“Le informazioni su questo tema - conclude Gilli - sono molto, molto limitate. Però noi sappiamo che la Svizzera, in particolare Zurigo e Losanna, per via del ruolo dei loro centri di ricerca in ambito tecnologico e scientifico, vantano una base tecnologica e industriale molto avanzata proprio in quei settori che sono centrali per neutralizzare i droni. Come l’intelligenza artificiale, che è centrale per identificare, avvistare e riconoscere droni nemici. O altre tecnologie fatte per abbatterli in modo più efficace. Pensiamo ad esempio allo sviluppo dei laser ad alta potenza che creano dei problemi meccanici ai droni, riscaldandoli”. Esercito: presentato il battaglione di droniTelegiornale 27.08.2026, 12:30
L’esercito svizzero punta sui droni, l’esperto: “Direzione corretta” - RSI
L'esercito svizzero punta sui droni: il professor Mauro Gilli analizza vantaggi, limiti produttivi e il rapido ciclo di misure e contromisure della guerra moderna.












