Paolo Acciarri, della Acciarri Società Agricola, descrive una situazione nella quale l’aumento del carburante si somma a una lunga serie di rincari. "In agricoltura il gasolio viene utilizzato per tutto: irrigazione, trattori, mezzi agricoli e camion per le consegne. Il trasporto è a carico dell’azienda e questo incide sul costo finale del prodotto. Facciamo i conti con l’aumento dei costi in generale: acqua per irrigare, energia, fertilizzanti, i danni della grandine e gli effetti dei cambiamenti climatici. Si aggiunge l’aumento dei tassi bancari e quindi del costo del denaro. Il problema è che, all’aumento dei costi, non corrisponde un adeguato riconoscimento del valore della produzione. La frutta viene pagata meno perché i consumi sono ridotti e la grande distribuzione ha diminuito i prezzi. "C’è rassegnazione, non vedo una via d’uscita. La produzione frutticola continua ad arrivare dall’estero. L’Italia ha aumentato l’importazione dalla Grecia di oltre il 1000%, e dico mille, soltanto per la pesca nettarina. Di cosa vogliamo parlare?".

Eppure la resilienza aziendale, continua a puntare sulla qualità. "La prospettiva con cui ci alziamo al mattino è aumentare la qualità e proporre prodotto di nicchia. Ma serve una politica agricola che sostenga concretamente il settore, più mirata e incisiva. Occorre intervenire anche sui vincoli del Patto di stabilità. L’agricoltura deve tornare ad essere considerata strategica". Acciarri rivendica il ruolo degli agricoltori. "Siamo spesso additati come ‘il problema’ dell’ambiente, invece contribuiamo alla protezione del territorio investendo in tecnologie 4.0 e 5.0 a fronte delle criticità".