Oltre 1.150 firme raccolte in soli tre giorni, tra banchetti dislocati in vari punti della città e adesioni online, hanno trasformato la protesta sulla qualità dell’acqua in una mobilitazione che Trapani non vedeva da tempo. È un dato importante, che racconta un malessere diffuso e che segna l’avvio di una fase nuova della vertenza: la cittadinanza non solo denuncia, ma pretende risposte. E lo fa mentre la città vive da settimane in uno stato di ansia collettiva, sospesa tra rubinetti inutilizzabili, serbatoi vuoti e un servizio sostitutivo che è insufficiente, disorganizzato e incapace di garantire continuità.

La frattura con l’amministrazione comunale sembra insanabile. Il Comune aveva annunciato per questa settimana nuove analisi affermando che c’era la sensazione positiva che il calo dell'indice inquinante, registrato a metà agosto, sarebbe stato confermato e avrebbero potuto portare alla sospensione dell’ordinanza di divieto di uso potabile dell'acqua. Ma ad oggi non ci sono segnali in questa direzione. E nemmeno comunicazioni. Ci sono famiglie che da mesi non possono utilizzare l’acqua di rete, costrette a ricorrere a soluzioni tampone, c'è un Comune accusato di comunicazioni tardive, interventi non risolutivi e di non aver predisposto un sistema alternativo adeguato. Il risultato è un clima di sfiducia crescente, alimentato dall’assenza di informazioni chiare sulle cause dell’inquinamento e sui tempi necessari per riportare la situazione alla normalità.