La normalizzazione di un’idea radicale non avviene quando quell’idea vince, ma quando smette di apparire radicale. Quando termini, slogan e narrazioni un tempo considerati estremisti vengono adottati anche da chi, storicamente, estremo non è mai stato. Se questa dinamica non viene compresa e contrastata, rischia di mettere in discussione conquiste democratiche e valoriali che in Europa non possono più essere date per scontate.
Oggi alcune parole che rimandano a periodi oscuri della storia stanno tornando nel linguaggio politico e pubblico. Accade in diversi Paesi e in diversi partiti. La memoria collettiva si affievolisce e ciò che sembrava definitivamente relegato al passato può ripresentarsi sotto nuove forme. Con il tempo, anche gli anticorpi democratici ritenuti più solidi possono indebolirsi. Per questo è importante riconoscere per tempo certi linguaggi e certe modalità di fare politica.
L’Europa che ama presentarsi come custode di valori universali sta mostrando quanto poco la storia abbia insegnato ai suoi cittadini. Chi guarda al passato con nostalgia o auspica l’affermazione di un leader forte attende soprattutto questo: la normalizzazione delle proprie idee. Un passo alla volta, essa diventa l’obiettivo di partiti accomunati da un copione illiberale che mira a rendere accettabili posizioni spesso in contrasto con i principi costituzionali delle democrazie europee.







