Arezzo, 28 agosto 2026 – Francesco d’Assisi le ha fatto un regalo: “Lo stupore per una figura straordinaria che attraversa i secoli con vigore intatto e ci parla ancora come fosse nostro contemporaneo attraverso il linguaggio dell’arte”. Cristina Acidini svela l’incontro con il santo interpretato, letto, raccontato nella grande mostra iconografica dal 1200 ad oggi, evento clou (dal 4 ottobre al 10 gennaio) delle celebrazioni nell’ottavo anniversario della morte. Per lei è un ritorno in città, dopo il lavoro sulla grande mostra del Vasari. Ora ha curato ognuna delle 72 opere in arrivo da collezioni private, Gallerie internazionali, conventi francescani e chiese aretine, in collaborazione con il comitato scientifico presieduto da Carlo Sisi. Una mostra, unica in Toscana nel suo genere, promossa da Comune, Fondazione Cr Firenze, Fondazione Guido d’Arezzo, che abbraccia otto secoli d’arte come fossero un taccuino che si apre con la sua vicenda umana e spirituale di Francesco per poi assumere altre forme nell’interpretazione degli artisti che ne hanno attraversato la grandezza.
Professoressa Acidini cosa svela la mostra? Qual è il filo conduttore?
“La mostra propone non solo il racconto dell’immensa diffusione della sua immagine e della sua vita, ma anche la varietà di accenti e approccio con la quale gli artisti secondo le direttive della Chiesa e dell’Ordine francescano lo hanno presentato”.









