Pesaro, 28 agosto 2026 – “Non può esserci una provincia dove c’è l’acqua a Fano, a Pesaro o a Urbania. Non può esserci una provincia dove c’è un costo diverso a seconda del Comune. Tutti hanno diritto ad avere l’acqua e ad avere un servizio che è destinato a un bene così importante. Dobbiamo smetterla, a questo proposito, con le speculazioni che inibiscono la presa in carico di un processo così serio come le infrastrutture e come l’approvvigionamento”.
Massimo Berloni, per usare un metafora calcistica, va ‘box to box’ per affrontare il tema pesantissimo della crisi idrica a Pesaro e provincia. Prende la palla dall’entroterra e la porta al mare, con un suggerimento semplice: da soli, strappando di colpo, non si va da nessuna parte. Il motore della squadra si ferma, è quello il rischio, la cittadinanza non capisce – dovunque, non solo nei due Comuni capoluogo – e si resta immobili. “Come per 30 anni in questa provincia”.
Berloni soprattutto, in questo momento, è il presidente dell’Aato pesarese, l’assemblea di ambito territoriale ottimale che prende delle decisioni importanti sul tema acquedotto. Gli investimenti per il ‘relining’ della condotta principale sono a fuoco, ma per un nuovo invaso d’approvvigionamento per non trovarsi a ombelico scoperto, all’improvviso, che si fa?










