Grosseto, 28 agosto 2026 – Ha fatto parte del collegio peritale nominato dal Tribunale di Grosseto per fare piena luce tecnica e scientifica sul naufragio della Costa Concordia. E compare anche nell’ultimo docufilm sul disastro del 13 gennaio 2012, ‘Costa Concordia: incubo in mare’, visibile su Netflix. Con uno spazio concentrato sull’incidenza dell’errore del timoniere nella manovra che ha portato l’enorme nave da crociera a sbattere contro un gruppo di scogli all’Isola del Giglio. In realtà l’ingegner Alessandro Cantelli Forti e tutti gli altri componenti del collegio peritale hanno scandagliato molti altri aspetti del naufragio in anni e anni di accertamenti.
L’enorme cantiere che fu allestito in mare pochi mesi dopo il naufragio della Costa Concordia, davanti all’Isola del Giglio, per risollevarla e trasferirla a Genova, a fine luglio del 2014
Quali i particolari che poi sono risultati fondamentali nella relazione depositata ai giudici?
“Nel film non rappresento solo me stesso, ma i gruppi di lavoro di cui ho fatto parte (tra questi ricordiamo il professore Enzo Dalle Mese, ndr): quello costituito per il Gip e quello dei consulenti dei pm. Tre perizie e un approfondimento: rotta e manovra prima dell’urto, dinamica dell’impatto e dell’allagamento, risposta degli impianti, gestione dell’emergenza. I risultati furono interamente recepiti in sentenza. Un lavoro di circa 4 anni in cui si è lavorato come un gruppo e non a compartimenti stagni come purtroppo avviene oggi. L’ampia configurazione digitale del Costa Concordia ha permesso di usare dati precisi provenienti dal sistema di gestione della sicurezza che non tutte le navi da crociera installano”.






