di Marco Imarisio, foto di Alessandro Gandolfi

La sera del 13 gennaio 2012, davanti all’Isola del Giglio, la grande nave da crociera affondò dopo un urto contro gli scogli. Le vittime furono 32, il capitano Schettino verrà condannato a 16 anni

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di «7» del 7 gennaio 2022. Lo ripubblichiamo in occasione dell'uscita del documentario Netflix «Costa Concordia: Incubo in mare», venerdì 10 luglio. Il film ripercorre il naufragio avvenuto la notte del 13 gennaio 2012 davanti all’Isola del Giglio e costato la vita a 32 persone.

La prima immagine è quella della Costa Concordia riversa su sé stessa, come fosse un gigantesco animale morente. Così apparve all’alba del 14 gennaio 2012 ai primi giornalisti e ai soccorritori che dalla terraferma stavano raggiungendo l’Isola del Giglio sul consueto traghetto di linea della Toremar. All’improvviso, il filo dell’orizzonte si fece più spesso, per via di una massa bianca, che più ci si avvicinava e più diventava fuori scala, non stava dentro l’occhio delle persone e neppure nelle fotocamere dei telefonini di allora.

Quando il traghetto imboccò il porto, lasciandosi a destra la spiaggia della Gabbianara, dove giaceva quel cetaceo preistorico fatto d’acciaio, calò un silenzio generale. La sola lettera iniziale del suo nome, scritta in rilievo sullo scafo riverso, era alta 21 metri. Il bilancio era ancora incerto. Ma quella visione quasi inaccettabile per i nostri sensi era la prova del fatto che era successo qualcosa di enorme, qualcosa che mai sarebbe dovuto accadere.