Enrico Casanova
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Concetti come l’islamofobia e il controllo della narrazione pubblica sono alcuni dei cavalli di Troia di questa raffinata orchestrazione. Le università sono un bersaglio privilegiato, affamate di denaro e fucine di idee, quelle canadesi peccano, secondo il dossier, di trasparenza sui fondi esteri: ad esempio, l’Università di Toronto ospita vari progetti finanziati dal Qatar National Research Fund in settori critici quali l’energia solare, la modellazione della corrosione e le comunicazioni sicure, ambiti legati alle infrastrutture civili e a quelle militari. E ancora, l’Università di Waterloo ha ricevuto 3,8 milioni di dollari canadesi in finanziamenti statali dal Qatar per ricerche su reti elettriche intelligenti e isolamenti ad alta tensione, cui si aggiungono borse di studio per oltre 35 studenti qatarini, per un investimento totale stimato oltre i 10,5 milioni.
Il dossier ISGAP lo mette a nudo: il Canada rappresenta un obiettivo esplicito di questo progetto espansionistico a lungo termine, citato direttamente sia nel documento strategico della Fratellanza “Il Progetto” del 1982 sia nel “Memorandum Esplicativo” del ‘91. Strano che questa posizione centrale ed evidente nei piani del movimento, non abbia spinto molti tra i governi occidentali, come quello canadese a promuovere inchieste formali e nazionali. Strategie di ampio respiro che prendono le mosse dai fondatori e dai capi della Fratellanza, fautori di una jihad diretta ma anche indiretta che punti a penetrare e a occupare i gangli del non-Islam. Tutto ruota intorno al concetto di Tamkeen: radicarsi gradualmente all’interno delle istituzioni, dell’educazione, dei media, delle menti. Arricchire di strumenti e capacità chi dovrebbe convertirsi alla nuova jihad, quella combattuta involontariamente dall’interno.







