di Antonio Polito
I terremoti hanno provato a mandar via la gente senza mai riuscirci: l’ultima rinascita, dopo il 2009, è stata ancora più sorprendente. Il 28 e il 29 agosto apre la Porta santa per la Perdonanza: ripensando a Celestino V e a Silone
In principio fu una questione di pelle. Letteralmente. Il mio corpo è una carta geografica di nei. Da giovane, non mi sembravano un problema. Poi la tragedia che colpì un mio caro amico, il cui fratello minore era stato ucciso in pochi mesi da un melanoma, mi spinse a cercare un medico. Così scoprii all’Aquila un ospedale piccolo ma ricco di umanità. E con un centro di eccellenza nel reparto di oncologia dermatologica, guidato da una giovane prof, Ketty Peris, che poi ha fatto molta strada, diventando presidente della Società italiana di dermatologia e primaria al Gemelli, dove ancora mi ha in cura. Di nei ne ho tolti molti. Quasi tutti prima che diventassero melanomi, tranne uno; ma preso così in tempo, grazie alla frequenza semestrale delle visite, da essere asportato senza ulteriori danni. Miracoli della prevenzione.Cominciai così a frequentare e amare L’Aquila. E a ripensarci sembra strano che tutto sia nato per una questione di sole (i melanomi sono il prodotto di un’esposizione irrazionale ai raggi solari). La città abruzzese, infatti, è tutto tranne che soleggiata. Un tempo gli aquilani dicevano che vi facesse freddo undici mesi l’anno, e fresco un mese. Adesso il freddo è meno intenso, ma il fresco più piacevole.















