di Massimo Sideri
L’ex direttrice generale del Cern è tra le scienziate più autorevoli al mondo. «Dalla musica ho imparato il rigore e la creatività. Da piccola, grazie a Marie Curie, ho capito che la fisica mi avrebbe aiutato a trovare risposte alle mie domande. L’intelligenza artificiale? Per ora non sviluppa idee nuove. Non perdiamo lo spirito critico e il rigore del metodo scientifico»
A sei anni era già «un’avida lettrice del Corrierino dei Piccoli e Nick Carter, Valentina Mela Verde e Lucky Luke». Quando ha un po’ di tempo libero ascolta la Ciaccona di Bach in re minore nella trascrizione di Brahms per la sola mano sinistra. O anche l’“Arpeggione” di Schubert, nella versione per violoncello e pianoforte, che ha anche suonato in pubblico con il violoncellista-star Yo-Yo Ma. A 17 anni il primo indizio intelleggibile di quello che sarebbe accaduto nella sua vita: lesse una biografia che la cambiò. Il destino per Fabiola Gianotti ha un nome: Marie Skodoska Curie (per inciso, dovremmo leggerla e rileggerla tutti, uomini, donne, scienziati e non). «Da bambina la sera passavo ore con il naso all’insù a guardare il cielo stellato. Con la Curie ho capito che la fisica mi avrebbe permesso di trovare risposte alle mie domande». Al tempo studiava al liceo classico. Pane, scienza, Seneca e fantasia. Se una sorta di Dottor Frankestein all’inverso si mettesse in testa di “assemblare” nel suo laboratorio una scienziata probabilmente non punterebbe su questo mix di ingredienti così inaspettati. E anche se non si può pensare di setacciare superficialmente il percorso di nessuno per tirare delle conclusioni, possiamo azzardare una partenza da qui per capire come Fabiola Gianotti sia diventata l’unica persona ad avere guidato il Cern per due mandati, la prima donna, e la terza italiana dopo il premio Nobel Carlo Rubbia e Luciano Maiani (ma dovremmo dire “quarta” visto che Edoardo Amaldi, il collaboratore di Enrico Fermi, è stato uno dei fondatori e il Segretario generale) ed è oggi una delle scienziate più autorevoli al mondo. Il suo nome è legato al bosone di Higgs, una delle scoperte scientifiche più importanti dell’ultimo mezzo secolo...






