di Giacomo Amadorigiovedì 27 agosto 20265' di letturaDopo l’intervista di Libero all’avvocato napoletano Lucio Varriale, la Procura di Roma ha acceso un faro sulle parole dell’uomo. Questo il succo del clamoroso racconto: Valter Lavitola, mandante reo confesso della bomba davanti alla casa di Sigfrido Ranucci, avrebbe spedito nello studio del legale il suo «factotum» Gomes Clesio Tavares per fargli riscuotere, con le buone o con le cattive, un debito di 450 euro. Il camerunense avrebbe agito in modo minaccioso e avrebbe costretto Varriale a cancellare l’immagine che ritraeva l’«esattore» dentro all’ufficio. L’invio dell’ex guardaspalle ingaggiato dal clan Russo per il recupero di un credito vantato da Lavitola confermerebbe che non solo la camorra, ma anche il faccendiere avrebbe usato il cosiddetto metodo mafioso per risolvere le questioni personali. Se Varriale confermerà e dimostrerà quanto detto, l’inchiesta potrebbe registrare una svolta. «Questa è una delle cose più interessanti che abbiamo letto sino adesso, dal nostro punto di vista» ammette un investigatore. Adesso i pm dovranno decidere quando sentire il settantottenne Varriale. Il quale, ieri, ci ha concesso uno scoppiettante bis, regalandoci altri due interessanti aneddoti sull’ex amico Lavitola: «Un giorno mi disse: “Quattro pallottole (ma il faccendiere avrebbe usato il termine “botte”, ndr) e una molotov e parla tutto il mondo”. Io pensavo fosse solo una battuta, anche perché lo ritenevo un bamboccione incapace di certe cose».E quando avrebbe pronunciato questa frase? «Quando mi parlò di far candidare un famoso giornalista. Io pensai a Roberto Saviano e gli feci notare che per far vincere un personaggio senza esperienza politica servivano sponsor e la capacità di mobilitare non solo i lettori, ma un pubblico più vasto. Aggiunsi che, per attirare l’attenzione, serviva un coup de foudre, un colpo di fulmine. E lui tirò fuori quella frase sulle quattro botte e la molotov». Varriale ci ha anche svelato ciò che avrebbe subito in prigione Lavitola: «Mi spiegò che era diventato uomo in carcere, quando lo avevano costretto a stare in cella con due uomini di colore che gli vomitavano addosso. Era un modo per farlo parlare. Mi confessò che aveva pensato di ammazzarsi.
Dopo le frasi a Libero il pm vuole sentire l'amico di Lavitola | Libero Quotidiano.it
Dopo l’intervista di Libero all’avvocato napoletano Lucio Varriale, la Procura di Roma ha acceso un faro sulle parole dell’uomo. Que...






