Una richiesta di denaro, le minacce, poi l’aggressione. La fuga e il tentativo di far perdere le proprie tracce. Fino all’accetta, trovata dalla polizia nell’appartamento dove si era rifugiato. È così che gli investigatori sono arrivati a Khan Jesan, un 22enne originario del Bangladesh, accusato di aver tentato di uccidere un connazionale all’interno di una lavanderia di viale della stazione Prenestina e di averlo poi minacciato attraverso il fratello. Per lui è scattato il fermo per tentato omicidio e tentata estorsione, poi convalidato dal gip con la custodia cautelare in carcere.
La vicenda ricorda da vicino la strage di Casalotti, dove Shahadat Hossain aveva ucciso Kamal Uddin, Hosne Jahal e la piccola Arowa, dopo che per mesi aveva tormentato la famiglia con richieste di denaro. In questo caso, le prepotenze sono iniziate un mese prima dell’aggressione, quando il giovane avrebbe iniziato a chiedere denaro alla vittima, accompagnando le richieste con minacce. Una pressione che sarebbe andata avanti fino all’episodio più grave, quando i due si sono incontrati nella lavanderia.
Khan Jesan avrebbe impugnato un’accetta e colpito il connazionale. Ferito gravemente, il giovane è stato soccorso e trasportato in codice rosso al Policlinico Gemelli. Dopo le cure è stato dimesso con una prognosi di trenta giorni. Ma la vicenda non sarebbe finita lì. Nei giorni successivi all’aggressione, infatti, le minacce avrebbero raggiunto anche il fratello della vittima. Gli investigatori hanno quindi iniziato a ricostruire i rapporti tra le persone coinvolte, mettendo insieme testimonianze e informazioni sulla rete di conoscenze del ferito.








