Per raccontare Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027, partiamo dalla fine: dal cimitero di Casarsa, a pochi chilometri dal capoluogo. Un anonimo cimitero di provincia che ospita però la tomba di Pier Paolo Pasolini. In pietra grigia, animata da sassi piatti su cui i pellegrini che quotidianamente gli fanno visita lasciano i loro pensieri: «Il cammino comincia e il viaggio è già finito», recita uno. A qualche centinaio di metri sorge il Centro Studi Pier Paolo Pasolini, nella casa in cui lo scrittore ha trascorso parte della sua giovinezza. La documentazione è ricchissima, tra arredi originali, fotografie e corrispondenze e restituisce l’importanza degli anni trascorsi da Pasolini a Pordenone: il libro “Poesie a Casarsa”, scritto in lingua friulana; la morte del fratello partigiano ucciso da fuoco amico nel 1945; la condanna per atti osceni che lo costringe alla fuga verso Roma.A parte il santo patrono laico, la Capitale della Cultura 2027 accenderà i riflettori su una città schiva e discreta che difficilmente fa parlare di sé e resta generalmente lontana dalle cronache. Anche se di recente ha destato clamore il matrimonio tra il sindaco Alessandro Basso (FdI) e il collega, sindaco di Carlino, Loris Bazzo (Lega): icone LGBTQ+ di destra? Per carità! Piuttosto emblemi del pragmatismo del Nord-Est in cui le questioni private vengono affrontate senza ideologismi, perché l’unico dogma da queste parti è lo stakanovismo.Ciò che legittima Pordenone a Capitale è l’offerta sorprendentemente ampia e varia di iniziative che spaziano dal cinema, alla letteratura, dalla musica al fumetto, un unicum per un comune che conta poco più di 50 mila abitanti. E il 2027 diventa un’opportunità per la città per riappropriarsi delle tante manifestazioni e incorporarle nella sua identità. È l’augurio che fa l’assessore Alberto Parigi: «Vorrei che Pordenone entrasse nell’immaginario collettivo nazionale, non solo come città d’impresa e dinamismo economico, ma come luogo di fermento culturale».L’evento forse più noto è Pordenonelegge, fondato nel 2000 e punto di riferimento internazionale tra i festival letterari (la prossima edizione dal 16 al 20 settembre). Altra eccellenza è il Pordenone Docs Festival, che si tiene ogni anno a marzo, un festival dedicato ai documentari che dà spazio soprattutto a lavori con tematiche sociali e politiche ma non disdegna la sperimentazione tecnologica. I tanti incontri e talk lo rendono un vero summit monotematico sul documentario. La musica ha la sua eccellenza con Jazzinsieme e per l’edizione di quest’anno è stata organizzata una mostra, a 100 dalla nascita, su Miles Davis nella cornice di Villa Cattaneo, luogo al centro di una rivalorizzazione che unisce pubblico e privato. Al fumetto è dedicato uno dei pochi musei permanenti in Italia, Palazzo del Fumetto, in centro città. Un luogo dove conoscere la storia di quest’arte nata nel 1895 tra le pagine del New York World con un proto-fumetto “The yellow Kid” disegnato da Richard Felton Outcault, molto interessanti le mostre temporanee. Come la monografica di Sergio Toppi che (fino al 4 ottobre) restituisce al grande pubblico un autore troppo poco valorizzato. A seguire, in autunno, un progetto ibrido che sfocerà, nel 2027, nella personale di Luciano Savio, “Per filo e per segno”, un viaggio tra grafica pubblica e arte tessile. Oltre alle mostre blockbuster destinate ad attirare visitatori in massa, come una personale di Joan Mirò. L’arte contemporanea trova spazio nei Mercati Culturali Pordenone. Qui Marco Minuz e Tomoko Shinagawa hanno riconvertito, con il sostegno della città, un mercato ortofrutticolo in spazio espositivo. La prossima mostra che inaugura a novembre si chiamerà “est-ovest”. Un dialogo tra un fotografo tedesco e uno giapponese, ma anche un riflesso del sodalizio tra i due fondatori, nato vent’anni fa mentre erano stagisti alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia; nel tempo si sono allontanati per poi ritrovarsi e diventare una coppia tanto nella vita quanto nel lavoro.Tutto questo parlare di cultura non deve far dimenticare l’anima industriale di Pordenone, anima in questi mesi scossa dalla crisi di Electrolux che minaccia chiusura e licenziamenti. Le aziende non sono solo luoghi di lavoro ma perni valoriali della comunità e avranno quindi un ruolo basilare nelle narrazioni del 2027 come nel caso di Servizi CGN, leader nei servizi digitali ai professionisti. Nel 2013 l’azienda ha creato tra i dipendenti un gruppo chiamato Esploratori Culturali che su base volontaria dava un contributo nel realizzare e sostenere eventi sul territorio. Molte le partnership attivate in questi anni con Pordenonelegge, con L’associazione culturale Thesis, con Cinemazero e altri; ma soprattutto l’azienda diventa un’agorà per presentazioni e conferenze aperte ai collaboratori e alla collettività.La Capitale della Cultura è in verità un’occasione per valorizzare la multiformità della provincia, le sue ricchezze e le sue peculiarità, i patrimoni artistici e quelli immateriali, la cultura in tutte le sue inflessioni dialettali. A Pordenone chiamatela pure Cjapitâl.