La Figc ritira il sostegno in vista del voto del 18 marzo 2027. La rottura arriva dopo il progetto, poi ritirato, di aprire ai capitali privati il business dei Mondiali. Simonelli prende le distanze dalla tempistica e rivendica il rapporto con il presidente FIFA.
La partita per la presidenza della FIFA entra in una nuova fase. La Figc ha deciso di ritirare il sostegno a Gianni Infantino per le elezioni del 18 marzo 2027, quando il Congresso FIFA di Rabat sarà chiamato a scegliere il presidente per il prossimo mandato. Infantino, che punta al quarto mandato dopo essere stato eletto nel 2016 e rieletto nel 2019 e nel 2023, si trova così davanti a un fronte europeo sempre più ostile.
La scelta italiana porta la firma del neo presidente della Figc Giovanni Malagò, che ha deciso di allinearsi alla posizione della UEFA e del suo presidente Aleksander Čeferin. Una svolta che arriva dopo settimane di tensioni sulla governance FIFA e soprattutto dopo il controverso progetto di apertura del business dei Mondiali agli investitori privati. E che, almeno per ora, non sembra accompagnata dalla nascita di un’alternativa concreta a Infantino.
LA SCELTA DI MALAGÒ
La posizione della Figc è stata formalizzata nella giornata di ieri. Malagò ha spiegato che l’Italia continuerà a lavorare con UEFA e federazioni europee per un modello di calcio basato su «merito, solidarietà, sostenibilità e centralità dei tifosi». Il messaggio politico è netto: Roma non intende più sostenere la permanenza di Infantino alla guida del calcio mondiale. Non è soltanto una presa di posizione sul prossimo presidente. La decisione rappresenta soprattutto la scelta italiana di schierarsi con il fronte europeo dopo che la proposta di Infantino di trasformare una parte del business FIFA aveva provocato una crisi di fiducia senza precedenti.










