Egregio Direttore, mi interesserebbe conoscere il suo parere sul comportamento, a mio giudizio grave, della segretaria del Pd, che al congresso dei socialisti europei tenutosi ad Amsterdam, prima che emergesse la verità sull’attentato al giornalista di Report, ha affermato che quanto era avvenuto dimostrava che la democrazia in Italia è a rischio da quando governa l’estrema destra e che il governo fomenta un clima di odio. Ora dopo che è emersa la verità su quell’attentato con tutti gli imbarazzanti retroscena degli ancor più imbarazzanti esecutori incaricati, la segretaria del Pd, pur se più volte invitata a chiedere scusa per le false accuse, si è ben guardata dal farlo. Se questa signora sarà il candidato premier del centro sinistra sono certo che la mitica “Sòra Lella”, dal posto in cui si trova, sicuramente esclamerà il suo famoso: annàmo bbene!
Franco Gallo La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti Caro lettore, negli ultimi decenni ogni volta che il maggior partito della sinistra non ha fatto parte della coalizione che guidava il paese, si sono levati allarmi per la democrazia a rischio e la restrizione degli spazi di libertà. Accadeva già negli anni’80 con il governo Craxi, che pure apparteneva alla grande famiglia del socialismo europeo, accade oggi con Giorgia Meloni. Quanto questi allarmi fossero inconsistenti, lontani dalla realtà e dettati dalla propaganda, lo può constatare ciascuno. Mai nessuno ha però fatto ammenda di ciò. Quindi escludo che Elly Schlein chiederà scusa né riconoscerà che, alla luce dei fatti e dei risultati delle indagini, aver cercato di attribuire qualche responsabilità al governo in carica per l’attentato a Sigfrido Ranucci e aver parlato per questo di democrazia a rischio in Italia, sia stata un’idiozia. Piuttosto è interessante notare come il concetto di libertà di espressione sia, talvolta, quantomeno variabile dalle parti della sinistra. Mi riferisco a un episodio avvenuto a Noale, in provincia di Venezia e di cui ha parlato ieri il Gazzettino. A Noale in questo periodo si svolge un bel Festival letterario, giunto ormai alla sedicesima edizione. A questa rassegna, quest’anno, è stato invitato a partecipare anche il noto giornalista e conduttore televisivo Mario Giordano, che presenterà il suo libro “I re di denari”, dedicato alla finanza italiana, alle sue dinamiche e ai suoi intrighi di potere. Ebbene la locale sezione del Pd ha chiesto di escludere dal Festival Mario Giordano. La ragione? Semplice: perché Giordano è no vax. Ora, chi segue questa rubrica, sa bene quale sia la posizione mia e di questo giornale sui vaccini e forse ha avuto modo di leggere anche qualche vivace e ruvido botte e risposta tra me e esponenti della galassia no-vax. Ma, a parte il fatto che il libro che Giordano presenterà a Noale parla di economia e non di medicina o sanità, mi chiedo in base a quale idea di libertà e di democrazia si può pensare di escludere da una rassegna letteraria l’autore di un libro perché, su uno o più argomenti, ha idee diverse dalle nostre? Mi piacerebbe che qualcuno, magari tra coloro che sono tanti preoccupato per le attuali sorti della nostra democrazia, provasse a rispondermi.






