di
Cesare Giuzzi
Domenico Papalia è morto a 81 anni: era ricoverato all'ospedale San Paolo di Milano dopo 49 anni di carcere. Per le sue avvocate era anziano e non influente, per la magistratura non aveva mai smesso di comandare. Negli ultimi mesi, malato, era stato ospite dal genero acquisito Domenico Trimboli, considerato l’erede della dinastia di Platì
Nelle sue false leggi è scritto che dalla ‘ndrangheta si può uscire soltanto collaborando con lo Stato, oppure con la morte. Chi — associazioni, volontari, educatori — è stato vicino a Domenico Papalia durante i 49 anni della sua carcerazione, è invece convinto che esista una terza via. Quella dello studio, della crescita individuale e spirituale, della rieducazione della pena. Lui, nei suoi 81 anni di vita terminati l’altra notte in un letto dell’ospedale San Paolo dov’era ricoverato per le conseguenze di un tumore, ha sempre risolto la questione alla radice. Negando. Giurando di non far parte della ‘ndrangheta, smentendo d’essere uno dei suoi boss più importanti e rispettati a livello mondiale, professandosi innocente davanti a una condanna all’ergastolo per due omicidi e un’infinità di reati. Un ragazzo sfortunato, figlio di contadini, finito nei guai per fame e per miseria.










