Pubblicato il: 26/08/2026 – 10:38

di Giorgio Curcio

MILANO Per quasi mezzo secolo il suo nome è rimasto dentro le carte giudiziarie, le informative antimafia e la storia della ’ndrangheta trapiantata al Nord. Domenico “Micu” Papalia, il boss di Platì diventato uno dei simboli dell’ascesa delle cosche calabresi in Lombardia, è morto nella notte all’ospedale San Paolo di Milano. Aveva 81 anni. Era tornato fuori dal carcere soltanto poche settimane fa, dopo 49 anni di detenzione, quando le sue condizioni di salute avevano spinto il Tribunale di sorveglianza di Bologna a concedergli i domiciliari. Una libertà durata poco più di un mese, prima dell’ultimo ricovero, il 17 agosto, all’ospedale San Paolo, dove le sue condizioni si erano aggravate.

La scarcerazione un mese fa

La scarcerazione era arrivata a metà luglio, dopo una detenzione cominciata nel 1977 e diventata una delle più lunghe detenzioni ininterrotte della storia penitenziaria italiana. Il Tribunale di sorveglianza di Bologna aveva accolto l’istanza presentata dai difensori alla luce del grave quadro clinico, disponendo per Papalia la detenzione domiciliare. Dopo l’uscita dal carcere di Parma era tornato nel Milanese, a Corsico, dove aveva trascorso le ultime settimane prima del ricovero al San Paolo. Ma la storia di “Micu” Papalia non è soltanto quella di un uomo rimasto per quasi mezzo secolo dietro le sbarre. È anche la storia di una delle figure che, secondo investigatori e magistrati, hanno segnato l’espansione della ’ndrangheta dalla Calabria al Nord Italia. Originario di Platì, Domenico Papalia apparteneva a una delle famiglie che più di altre hanno segnato la colonizzazione criminale dell’hinterland milanese, soprattutto tra Buccinasco, Corsico e i comuni della cintura sud-occidentale di Milano.