L’intenzione del governo, alla vigilia del Cdm, era nota: prorogare al 5 settembre il taglio di 17 centesimi al litro sulle accise del gasolio. «Inedita», semmai, come la definiscono ai piani alti di Palazzo Chigi, è stata la modalità individuata per reperire in breve tempo i 130 milioni di euro necessari per coprire tutto il periodo del controesodo estivo: un acconto fiscale delle tasse sui dividendi anticipati dai grandi gruppi energetici. È questa la novità che emerge tra le pieghe del decreto varato ieri dal governo, dove i più rassicurano sul pieno accordo con le società energetiche che saranno toccate dalla misura. Tra le fonti di finanziamento spunta anche la previsione della non deducibilità Irap per la pubblicità informativa legata al gioco e alle scommesse.

Tutt’altro meccanismo, dunque, rispetto alla tassazione degli extraprofitti: possibilità che continua ad alimentare il dibattito politico dentro e fuori il centrodestra.

Ancora ieri, Antonio Tajani, la definiva una proposta che «sa molto di Unione Sovietica», contrapponendovi la prospettiva di «contributo concordato»: «Io sono contrarissimo a qualsiasi ipotesi di extraprofitto, di tasse. Quando sento la parola tasse mi viene l'orticaria». Anche perché, «sia grandi esperti di economia e di economia legata all'energia hanno sostenuto e sostengono che hanno prodotto solo effetti negativi e non positivi perché hanno fermato la crescita». Lo sguardo del vicepremier azzurro, al Meeting di Rimini insieme alla presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, si appunta sul “secondo tempo” degli interventi governativi: «Aiuti strutturali e mirati che possano aiutare soprattutto i ceti più deboli, il ceto medio, e aiutare le imprese». Un modo anche per sgonfiare le critiche che provengono dal fronte delle opposizioni, che rimproverano al governo di aver messo a punto finora solo misure che rappresentano, copyright Giuseppe Conte, «l’ennesimo sconticino impercettibile». Oltre al fatto, secondo Elly Schlein, di «continuare a litigare» sul tema degli extraprofitti: «Salvini dice una cosa e Tajani il contrario, mentre Meloni tace imbarazzata».