di

Camilla Bianchi

L'attore, da 15 anni, è con il Cesvi: «Haiti mi ha colpito più di tutto». Le esperienze: «Al Teatro Greco di Siracusa ho perso la memoria durante le prove, ma ho ricevuto l'energia dal pubblico e da quelle pietre antiche»

La casa nella campagna toscana, le voci dei bambini che giocano in sottofondo. Un fine settimana in famiglia per Alessio Boni, reduce dal successo de «I persiani» di Eschilo, al Teatro Greco di Siracusa. «L’idea mi faceva molta paura — confessa l’attore —. Sai che di lì sono passati i grandi autori della tragedia greca, che Eschilo l’ha rappresentata in quel teatro, dopo aver mandato a quel paese gli ateniesi ed essersi trasferito in Sicilia. Si narra che lui abbia interpretato l’ombra di Dario, il mio personaggio. Immaginatevi come stavo la sera della prima. Percorrere quelle stradine che portano ai camerini, le stesse che hanno percorso loro, con il pubblico seduto su quelle stesse pietre. E quando entri, vedi davanti a te un muro di seimila persone che ti guardano e pendono dalle tue labbra».

Da restare senza fiato.«Durante le prove ho perso la memoria, il vuoto. Poi, quando siamo saliti sul palco per la prima volta, ho sentito arrivare dalle pietre un’energia che mi ha invaso, mi ha reso consapevole della sacralità, del peso che aveva il teatro una volta, quando poteva cambiare il pensiero di migliaia di cittadini che assistevano alle rappresentazioni. E tu senti quella responsabilità, quella forza tramandata da 2500 anni che non puoi tradire. Quando poi arriva il pubblico — che viene da tutto il mondo, dal Canada al Giappone — sei travolto da un grande amore e ti senti accolto, prendi questa energia e la restituisci attraverso la voce. A quel punto mi sono sentito a mio agio, più erano e più energia avevo dentro di me».