Ferrara e il Buskers Festival? Casa mia. Come quell’indimenticabile brano del 2002 presentato al Festival di Sanremo, il primo del periodo post-Renga, con la voce e le chitarre di Omar Pedrini e Sasha Torrisi. Cuore di quelli che furono i leggendari Timoria. E proprio ’Zio Rock’ Pedrini, ex leader nonché fondatore del gruppo bresciano, classe 1967, è oggi il vicedirettore artistico del Ferrara Buskers Festival. La carica è sempre la stessa, il sorriso, la battuta, la voglia di mettersi in gioco pure. I problemi di salute? Un lontano ricordo.
Omar, innanzitutto come sta? "Stanchino – ride –, ma con tanta voglia di spaccare sempre. Sto proseguendo il tour con la mia band (la Omar Pedrini band con lo spettacolo “Dai Timoria ad oggi” o “Canzoni sul saper vivere”, ndr) e poi l’11 novembre all’Alcatraz di Milano celebreremo i 25 anni di El Topo Grand Hotel dei Timoria, disco d’oro 2001. E in inverno uscirà il disco nuovo. Insomma, non mi annoio...".
Ma fino a domenica a capofitto sul Ferrara Buskers Festival. Giusto? "Assolutamente e con l’entusiasmo di un bambino".
Il claim scelto per la 39esima edizione è ’Aspettati l’inaspettato’. Ci spoileri qualcosa... "Le proposte saranno tantissime, i Paesi ospiti sono cresciuti con uno sguardo verso Oriente. Tra le sorprese abbiamo l’Iran. Sarà un Festival che parla del mondo e alle coscienze. In un momento terribile come l’attuale, dove non arriva la diplomazia arrivano l’arte e la musica".









