Generazione senza vento. Quante volte lo abbiamo sentito. Più passano gli anni e più le critiche si acuiscono contro quelli che sono lì da venire. Ma non ci interessa la polemica, ci interessa la generazione quella cantata dai Timoria e interpretata dal suo volto e voce Omar Pedrini. Per una volta la musica resta sullo sfondo perché le parole la fanno da padrone. E quelle che vogliamo riguarda Brescia e la sua squadra. Le rondinelle passione di una vita per Pedrini. «Una priorità. Amore puro come quello perla mamma». Lo raggiungiamo in Val di Chiana dove nella sua tenuta è rocker-contadino tra olio, bruschette e bistecche. “Slowlife”, il suo verbo eppure di corse ce ne sono state.

Partiamo dall’infanzia.Prima del musicista che ragazzo era Omar Pedrini?

«Vengo dal quartiere periferico bresciano di Urago Mella. Quello dell’Iveco, un luogo operaio oggi divenuto multiculturale. La massima aspirazione era fare l’ultras, diciamo che la zona è ad alta densità di tifosi e qui sono nati i fratelli Filippini colonne del Brescia in campo».

Lei è del ’67. Quindi ha calcato i gradoni degli stadi tra gli anni ’80 e ’90. Cosa vuol dire per lei essere ultras?

«Oggi pratico la non violenza, ma non rinnego il mio passato. Sono stati anni mitologici e diciamolo- ride, ndr- qualche episodio non dialogante c’è stato».