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Ultimo aggiornamento: 7:02

C’è un punto, nella traiettoria di Omar Pedrini, in cui il rock smette di essere una promessa di immortalità e diventa un referto medico. Non è una metafora, ma Cardiologia applicata alla musica leggera. E allora succede che uno che ha passato la vita a tirare la corda – letteralmente, del cuore – si ritrova a fare teatro, ma non per ripiegare, ma per vedere se, tolta la corrente elettrica, resta qualcosa che pulsa davvero.

Canzoni sul Saper Vivere ad uso delle Nuove Generazioni è il titolo, che già suona come una provocazione o un bug nel sistema. Dentro c’è Raoul Vaneigem, uno che negli anni Sessanta diceva: non voglio sopravvivere, voglio vivere. Fuori, invece, c’è TikTok, la gamification dell’esistenza, l’algoritmo che ti mastica e ti risputa mentre sei convinto di esprimerti liberamente. In mezzo, Pedrini che prova a fare da traghettatore senza atteggiarsi a maestro, più Caronte stanco che guru.

“Il punto è che la famosa società dello spettacolo di Guy Debord non è invecchiata male: è degenerata bene – dice un Omar molto carico – È diventata infrastruttura. Non guardi più lo spettacolo: ci vivi dentro”. E allora Pedrini costruisce uno spettacolo che cambia ogni sera, una scaletta liquida che rifiuta l’idea stessa di replica. “Non è solo un vezzo artistico: è un gesto politico minimo, quasi invisibile. Non ti vendo un prodotto, ti metto in una situazione. Se ti va, resti”.