SACILE (PORDENONE) - Si chiama Monoclorammina ed è l’ultimo allarme nato in rete, tanto che parecchi sacilesi da qualche tempo chiedono a Il Gazzettino di appurare se questa sostanza abbia fatto la sua comparsa anche qui da noi. La prima rassicurazione è immediata. Lta, la società che gestisce le acque sacilesi, non fa della Monoclorammina. Come conferma Emiliano Teso dell’Ufficio Lta «I sistemi principali di disinfezione sono quelli che dichiariamo anche nel nostro sito, facilmente consultabili dagli utenti, ovvero il cloro e dei trattamenti biologici». Il primo dei due potrà talvolta segnare un po’ troppo il gusto dell’acqua, ma è privo di brutte sorprese.

LA QUESTIONE La Monoclorammina invece è balzata all’attenzione dei sacilesi dopo alcuni video che girano sui social e che puntano il dito su un disinfettante che viene erroneamente giudicato come pericoloso. Cancerogeno, per la precisione. Non la sostanza di per sé, ma alcuni sottoprodotti che scaturirebbero dal suo uso nelle reti idriche. Insomma, l’acquedotto. Ad impensierire è stata la combinazione tra questa presunta pericolosità e l’introduzione della sostanza negli acquedotti di alcuni comuni a noi vicini. Specificatamente, in uno dei video in questione si cita l’udinese Attimis. Passo indietro. La Monoclorammina non è pericolosa. Si tratta di una sostanza usata nelle acque pubbliche da decenni e sta pian piano sostituendo il cloro, sostanzialmente perché capace di un decadimento più lento, quindi di durare di più. Inoltre è ideale nelle grandi reti idriche perché si diffonde più capillarmente. Secondo i delatori, rischiose sono le sostanze correlate, ma l’Oms ha più volte chiarito che le minime concentrazioni che si formano non apportano rischi per la salute. LA PROCEDURA Di suo, Lta usa una notevole rete di depuratori per controllare l’acqua. Il trattamento consta di 3 fasi: il primo è meccanico, il secondo biologico, il terzo punta anche alla disinfezione, cioè alla distruzione di eventuali microrganismi patogeni. L’acqua distribuita da Lta proviene per l’80% da falde artesiane sicure. Un 13% da sorgenti, mentre per il 7% si tratta di acque di origine superficiale (come fiumi e torrenti) o acquistata all’ingrosso. SPERIMENTAZIONE La Monoclorammina che spaventa nonostante la si usi da decenni è stata introdotta invece da un’altra società, la Cafc, nel maggio scorso. L’azienda definì l’operazione «L’introduzione di un nuovo e avanzato sistema di disinfezione dell’acqua» e «Un miglioramento tecnologico, non una risposta ad un’emergenza o a un problema in corso». La sperimentazione è in corso in una manciata di comuni udinesi, una decina di piccoli centri in tutto. Facile immaginare che se l’uso della Monoclorammina si rivelerà efficace verrà poi esteso a tutti i centri serviti e dunque anche ai venti della nostra provincia, compreso Pordenone. Quelli passati da poco con Cafc dopo la scomparsa di Hydrogea. Comunque, non a Sacile, almeno finché l’amministrazione continuerà ad avvalersi di Lta e questa non cambierà le sue politiche di disinfezione dell’acqua. Resta comprensibile la paura di chi solo qualche settimana fa ha letto dei pozzi privati sigillati perché scoperti troppo ricchi dei pericolosissimi Pfas (vedi Fontanafredda). Quelle sì, sostanze da evitare ed un altra situazione poco piacevole che per fortuna Sacile ha schivato. Per coloro che si nutrono di video che girano in rete, sui social, il rischio di cadere nella trappola della disinformazione o proprio delle fake news è sempre dietro l’angolo. Per comprendere l’acqua che esce dai nostri rubinetti basta solo fare un salto sul sito ufficiale dell’azienda che ce la fornisce e garantisce con tanto di analisi periodiche.